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- Dalla riforma al varo dell’Agenzia
- Crescita di programmi e risorse
- Priorità geografiche e settoriali
- Reti nel mondo: come si è espansa la presenza
- Personale e competenze
- Ruolo umanitario e gestione dei fondi UE
- Il coinvolgimento del settore privato: opportunità e criticità
- Cosa cambia per il Paese e per i lettori
- Prospettive e nodi aperti
L’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) compie dieci anni: nata per rendere più efficace l’azione italiana all’estero, oggi gioca un ruolo crescente tra aiuti umanitari, progetti di sviluppo e gestione di fondi europei. Perché conta ora? Perché la sua espansione influisce su politica estera, sicurezza internazionale e opportunità per ong, imprese e professionisti italiani coinvolti nella cooperazione.
Dalla riforma al varo dell’Agenzia
La riforma che ha ridefinito la Cooperazione italiana fu approvata nell’estate del 2014 e ha dato origine alla legge nota come 125. Due anni dopo, all’inizio del 2016, prese ufficialmente il via la nuova struttura operativa: l’AICS ereditò dalla Farnesina la Direzione Generale e un portafoglio iniziale di centinaia di progetti.
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Obiettivo dichiarato: dotare l’Italia di un organismo con capacità operative e coordinamento più nette, allineato agli strumenti adottati da altri paesi europei e pensato per aumentare la visibilità e l’efficacia dell’impegno italiano sui teatri più fragili.
Crescita di programmi e risorse
Negli anni l’Agenzia ha ampliato notevolmente il proprio raggio d’azione. Dal 2016 al 2025 il numero di programmi gestiti è cresciuto di molte volte, così come il valore complessivo delle iniziative.
- 2016: circa 452 progetti ereditati per 461,4 milioni di euro;
- 2025: 1.662 programmi in gestione con un controvalore di circa 3,4 miliardi di euro;
- Impegno umanitario: dal biennio 2016-2017 (217+ milioni deliberati) al biennio 2024-2025 (537 milioni).
Priorità geografiche e settoriali
La strategia recente risponde al Piano Mattei e al Documento triennale 2024-2026: l’Agenzia ha concentrato risorse e progetti su specifiche aree e settori, adeguando l’intervento alle emergenze e alle priorità politiche.
- Africa: incremento consistente (oltre il 50% dell’impegno complessivo in alcune ripartizioni recenti);
- Medio Oriente: ruolo sempre rilevante per crisi e stabilizzazione;
- Europa: azioni rivolte soprattutto a Ucraina e Moldova;
- Settori rafforzati: emergenze umanitarie, agricoltura, salute, istruzione e governance civile.
Reti nel mondo: come si è espansa la presenza
All’avvio l’AICS contava sedici Unità Tecniche Locali; oggi dispone di venti Sedi operative distribuite tra Africa, Medio Oriente, Asia, America Latina ed Europa. Le Sedi collaborano strettamente con le Ambasciate e sono centrali per il monitoraggio sul campo.
Questa capillarità facilita interventi più rapidi nelle emergenze e un rapporto diretto con partner locali, ma richiede anche investimenti costanti in management e sicurezza del personale.
Personale e competenze
Il capitale umano è considerato strategico. All’avvio l’Agenzia contava circa 232 dipendenti di ruolo (con la maggioranza in Italia) e diverse centinaia di esperti settoriali impiegati nelle sedi estere.
I numeri sintetici:
- Dipendenti di ruolo (2016): ~232;
- Esperti settoriali all’estero: circa 500;
- Percentuale di laureati: elevata (intorno all’83%); età media: vicino ai 49 anni.
Ruolo umanitario e gestione dei fondi UE
L’Agenzia ha rafforzato la propria capacità di risposta alle crisi, lavorando sia bilateralmente sia con organismi multilaterali e la società civile. Parallelamente, si è affermata come gestore accreditato di programmi europei: dal 2018 al 2025 ha amministrato un portafoglio di finanziamenti UE vicino ai 580 milioni di euro.
Ripartizione indicativa dei finanziamenti europei gestiti 2018–2025:
- Nord Africa: circa 230 milioni;
- Africa sub-sahariana: circa 218 milioni;
- America Latina, Medio Oriente, Balcani e iniziative globali: quote minori ma significative.
Alcuni programmi sono tuttora in corso e, all’inizio del 2026, sono in fase di negoziazione nuove iniziative che potrebbero aumentare i fondi soprattutto per l’Africa sub-sahariana, l’America Latina e i Balcani.
Il coinvolgimento del settore privato: opportunità e criticità
La legge del 2014 ha per la prima volta inserito soggetti privati a scopo di lucro nel perimetro della cooperazione pubblica. Questa apertura ha generato iniziative concrete — ad esempio bandi rivolti a imprese — ma anche interrogativi.
Da un lato, il coinvolgimento privato può portare innovazione tecnologica, risorse e modelli di business scalabili. Dall’altro, permane la preoccupazione che logiche di profitto possano entrare in conflitto con obiettivi sociali e di tutela dei diritti.
Esempio pratico: tra il 2017 e il 2019 l’AICS ha finanziato tramite bandi dedicati 46 progetti in 22 Paesi, per un totale pubblico di circa 13,2 milioni di euro, con focus su agribusiness, energie rinnovabili e salute.
Per favorire una partecipazione più strutturata, nel 2025 AICS e AgID hanno lanciato un meccanismo di appalto pre-commerciale per remunerare attività di need assessment, strumento pensato per definire in modo più rigoroso bisogni e soluzioni prima dell’implementazione.
Cosa cambia per il Paese e per i lettori
Il consolidamento dell’AICS ha implicazioni concrete: aumenta la capacità dell’Italia di influire su stabilità regionale, gestione delle migrazioni e cooperazione scientifica e sanitaria. Per ONG, imprese e professionisti si aprono opportunità di finanziamento e partenariato, ma cresce anche la competizione e la necessità di standard elevati nella rendicontazione.
In termini di politica estera, la maggiore operatività dell’Agenzia rafforza gli strumenti diplomazici del Paese e ne amplia il raggio d’azione nelle crisi emergenti, rendendo l’AICS un attore chiave nelle scelte che riguardano sicurezza, sviluppo sostenibile e relazioni con continente africano e aree limitrofe.
Prospettive e nodi aperti
L’Agenzia arriva al traguardo del decennale con risultati tangibili, ma rimangono sfide aperte: definire meglio le regole per il partenariato pubblico-privato, consolidare capacità di valutazione d’impatto e gestire la crescita dei programmi senza dispersione qualitativa.
Nei prossimi mesi l’attenzione sarà su come verranno finalizzati i nuovi finanziamenti UE e nazionali negoziati per il 2026, e su come l’AICS saprà bilanciare rapidità operativa, trasparenza e coerenza con gli obiettivi di sviluppo.












