Valeria Golino guida la gioia sul caso Gloria Rosboch: ritratto della diseducazione amorosa

Mostra sommario Nascondi sommario

In sala dal 12 febbraio, La gioia di Nicolangelo Gelormini trasforma un fatto di cronaca in un film che punta più all’analisi psicologica che alla rievocazione sensazionalistica. Il motivo per cui questo titolo resta rilevante oggi è semplice: interroga il modo in cui la società interpreta il desiderio, la solitudine e il confine tra vittima e colpevole.

Dopo l’esordio apprezzato con Fortuna (2021), Gelormini sceglie di lavorare su una storia ispirata al caso di Gloria Rosboch, la professoressa uccisa nel 2016. L’approccio del regista evita la mera cronaca giudiziaria per concentrarsi su dinamiche emotive e relazionali: come può una donna istruita fraintendere le intenzioni di un ragazzo ambizioso e vulnerabile? E come la ricerca di riscatto può trasformarsi in tragedia?

Un racconto costruito su persone più che su eventi

La sceneggiatura, nata dal testo teatrale “Se non sporca il mio pavimento” e premiata al Solinas nel 2021, porta sullo schermo una vicenda privata e dolorosa con l’intento di spiegare perché certe relazioni nascono e degenerano. Il film non mira a imitare elementi di cronaca, ma a restituire verosimiglianza emotiva: personaggi che sbagliano, si illudono e pagano le conseguenze.

Al centro c’è Gioia, insegnante di francese interpretata da Valeria Golino, che non ha mai sperimentato l’amore come esperienza trasformativa. Di fronte a lei si pone Alessio, ruolo affidato a Saul Nanni: un giovane la cui ambizione sociale e il desiderio di riscatto contaminano ogni gesto, rendendo il loro rapporto pericoloso.

La trasformazione dei personaggi è curata nei dettagli tecnici: trucco, costumi e coaching per l’accento piemontese hanno contribuito a creare una presenza scenica che è al contempo visibile eppure «invisibile» nella sua quotidianità, come hanno spiegato gli attori durante le presentazioni.

Voci dal set

Gli interpreti raccontano di una lavorazione orientata all’empatia e al rispetto per le persone coinvolte nella vicenda reale. Nanni descrive il suo personaggio come spinto più dalla paura e dall’insicurezza che da un disegno malvagio premeditato: un giovane che si illude di aver trovato un’opportunità e la spreca.

Jasmine Trinca, nei panni della madre di Alessio, offre un ritratto di autorità priva di calore, una figura che riflette l’incapacità di alcuni ambienti familiari di riconoscere e prendersi cura dell’affettività dei propri membri.

  • Titolo: La gioia
  • Regista: Nicolangelo Gelormini
  • Uscita in sala: 12 febbraio
  • Ispirazione: caso di Gloria Rosboch (2016)
  • Sceneggiatura: vincitrice del premio Solinas 2021, tratta dal teatro
  • Cast principale: Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca
  • Temi principali: solitudine, equivoci emotivi, desiderio di riscatto sociale

L’opera propone un doppio invito allo spettatore: da un lato vedere la vicenda come una tragedia personale e sociale; dall’altro riflettere su come il racconto mediatico di fatti di cronaca possa appiattire le sfumature umane. Gelormini, d’altronde, ha scelto deliberatamente la via della costruzione drammaturgica anziché quella dell’imitazione forense.

Per il pubblico questo film è un’occasione per riconsiderare alcune domande scomode: quali responsabilità hanno chi educa, chi giudica e chi racconta? E in che modo la fame di riscatto può offuscare la capacità di riconoscere l’altro come persona?

La discussione che La gioia apre non riguarda solo la cronaca di ieri: tocca nodi attuali come l’alienazione affettiva, la spettacolarizzazione del dolore e il bisogno di racconti che restituiscano complessità invece di semplificare i colpevoli e le vittime.

Categorie Hot

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



IschitellaGargano.com è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento