Europa modifica i diritti dei migranti: ong denunciano stop ai soccorsi

Mostra sommario Nascondi sommario

Tre recenti rapporti internazionali mettono in guardia: in Europa e in Italia sta crescendo la pressione che limita la libertà d’azione di soccorritori, attivisti e giornalisti. Questa tendenza incide direttamente sulla protezione dei migranti, sul diritto di protesta e sulla possibilità di informare i cittadini — e per questo è una notizia che riguarda la democrazia di oggi.

L’allarme arriva da un intervento pubblicato su Altreconomia dalla presidente di COSPE, che ricompone i segnali emersi da documenti dell’Onu, dal Civicus Monitor e dal rapporto di Arci e della rete «In difesa di». La fotografia è coerente e preoccupante: norme europee e misure nazionali in discussione rischiano di trasformare in reato l’attività di chi presta aiuto, mentre strumenti di sorveglianza avanzata sono usati contro chi controlla il potere.

Tre segnali che convergono

Messi insieme, gli studi internazionali descrivono tre fenomeni collegati: la possibile criminalizzazione del soccorso, la compressione dello spazio civico e l’impiego di strumenti tecnici per monitorare oppositori e cronisti. Non si tratta di allarmi isolati, ma di tendenze sovrapposte che possono produrre effetti concreti sulla società.

Il primo elemento riguarda la proposta di riforma a livello UE della cosiddetta Facilitation Directive. Il 1° dicembre, quattro esperti delle Nazioni Unite — tra cui le rapporteur Siobhán Mullally e Mary Lawlor — hanno espresso forte preoccupazione per l’assenza di una clausola che tuteli esplicitamente chi agisce per motivi umanitari. Senza questa garanzia, spiegano gli esperti, chi soccorre persone in mare o a terra potrebbe essere perseguito per favoreggiamento.

Un spazio civico che si restringe

Pochi giorni dopo, il Civicus Monitor ha degradato la classificazione dell’Italia da «limitata» a «ostruita», definizione che indica ostacoli significativi alle libertà di espressione, associazione e manifestazione. Il report cita una serie di strumenti legislativi e pratiche amministrative che, secondo gli osservatori, stanno erodendo il ruolo della società civile.

Tra le misure evidenziate c’è il cosiddetto Decreto Sicurezza, entrato in vigore nell’aprile 2025 e convertito in legge a giugno. Criticato da molte associazioni, il provvedimento introduce nuove fattispecie di reato e inasprisce le pene per forme anche pacifiche di protesta: dalle occupazioni simboliche ai blocchi stradali.

Alcuni esempi riportati nel dibattito pubblico rivelano la portata delle novità normative: il blocco del traffico ora può comportare sanzioni penali significative; la resistenza, anche passiva, durante manifestazioni contro infrastrutture può esporre a procedure giudiziarie molto severe. Anche mobilitazioni per il clima o iniziative in solidarietà internazionale finiscono sotto la lente delle autorità.

Sorveglianza e attacchi alla stampa

Il quadro si complica con l’emergere di casi di sorveglianza di alto profilo. Sarebbe stato utilizzato in Italia lo spyware militare Graphite, prodotto destinato ai soli Stati, per monitorare giornalisti e difensori dei diritti. Tra i nomi citati figurano cronisti e attivisti di lunga data, segnalando un’attenuazione del confine tra sicurezza nazionale e repressione delle opinioni critiche.

Il risultato si riflette anche nelle classifiche internazionali: il rapporto «Civic Space 2025 – Italy» (Arci e rete In difesa di) documenta un aumento dei casi di cause legali temerarie (SLAPP) contro operatori dell’informazione e organizzazioni civiche. Nel frattempo l’Italia registra una flessione sia nel Democracy Index sia nella graduatoria mondiale sulla libertà di stampa.

  • Per i soccorritori: rischio di procedimenti penali senza garanzie specifiche per l’azione umanitaria.
  • Per gli attivisti: pene più severe e norme che possono scoraggiare la mobilitazione pubblica.
  • Per i giornalisti: sorveglianza avanzata e aumento delle cause intimidatorie.
  • Per la società civile: riduzione dello spazio di dibattito e controllo sulle istituzioni.

Quali sviluppi seguire nelle prossime settimane: l’esito delle negoziazioni europee sulla riforma della direttiva, eventuali ricorsi costituzionali alle nuove norme italiane e i monitoraggi indipendenti sulle tecnologie di sorveglianza. Sono passaggi che determineranno quanto profondamente queste tendenze incideranno sui diritti concreti dei cittadini.

La questione non è solo tecnica o giuridica: riguarda la capacità della società di tutelare chi presta aiuto, di difendere la pluralità delle voci e di mantenere spazi pubblici vivi e controllabili. Seguire questi casi significa misurare lo stato di salute delle garanzie democratiche nel presente, non in un futuro ipotetico.

Fonte: intervento di Anna Meli, presidente di COSPE, pubblicato su Altreconomia; report Onu, Civicus Monitor e Civic Space Report 2025 (Arci / In difesa di).

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



IschitellaGargano.com è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento