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Il 2 febbraio 2026 segna il centenario della nascita di Luigi Veronelli, figura centrale per la critica enogastronomica italiana il cui lavoro continua a influenzare dibattiti su vino, agricoltura e identità territoriale. La ricorrenza non è solo memoria: apre un confronto attuale su come si valorizzano piccole produzioni, paesaggi e politiche agricole nel quadro delle sfide contemporanee.
Nato a Milano nel quartiere Isola nel 1926, Veronelli ha contribuito a trasformare il modo di guardare al cibo e al vino, collegando prodotto e territorio in una prospettiva culturale e politica. Filosofo di formazione e intellettuale fuori dagli schemi, ha lavorato come editore, giornalista e critico, mettendo al centro il rapporto tra chi produce e l’ambiente in cui produce.
Un’influenza che arriva fino a oggi
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Dal secondo dopoguerra fino agli anni Duemila, Veronelli ha sostenuto vignaioli, ristoratori e artigiani quando parlare di “eccellenza” significava spesso mancare di mercato o visibilità. La sua attività non si limitava a descrivere i prodotti: li metteva in relazione con le scelte politiche, le pratiche agricole e il diritto dei produttori a mantenere autonomia rispetto all’omologazione industriale.
Molti professionisti del settore — tra i quali critici, produttori e operatori della ristorazione — riconoscono ancora oggi l’impatto del suo metodo: critica trasparente, indipendenza di giudizio e un’attenzione concreta alle pratiche produttive. Secondo Angela Maculan, presidente del Seminario Permanente Luigi Veronelli, il suo lascito ha contribuito a «spostare l’eccellenza dal campo alla bottiglia, sostenendo chi lavora la terra».
Il nodo pratico resta però attuale: come si difendono oggi le piccole filiere contro logiche industriali e pressioni dei mercati globali? La risposta, ereditata in parte dal pensiero veronelliano, passa per il riconoscimento del valore del territorio, la tutela delle pratiche agricole e la promozione di una critica indipendente.
Cosa prevede il centenario
Per celebrare il secolo dalla nascita, il Seminario Permanente ha programmato nel 2026 una serie di iniziative pubbliche e nuove pubblicazioni. L’intento dichiarato è mantenere vivo il pensiero originario ma senza trasformarlo in un rituale celebrativo.
- Campagna associativa rivolta a vignaioli, aziende vitivinicole, ristoratori, osti, enotecari, sommelier e appassionati: obiettivo consolidare una rete che condivida valori di trasparenza e rispetto del lavoro agricolo.
- Eventi pubblici e incontri tematici diffusi durante l’anno per discutere politiche agricole, sostenibilità e valorizzazione dei paesaggi rurali.
- Nuove pubblicazioni e aggiornamenti editoriali legati alla Guida Oro I Vini di Veronelli, che continua a rappresentare uno spazio di critica indipendente.
- Attività di conservazione e fruizione dell’archivio: mostre, percorsi didattici e degustazioni con focus sulle pratiche produttive.
Nel borgo di Bariano, in provincia di Bergamo, lo Spazio espositivo permanente «Il Veronelli» nel Convento dei Neveri funge da sede fisica per questo patrimonio. L’insieme comprende archivio, biblioteca, una piccola cantina e una sala degustazione, oltre a percorsi storico-artistici e spazi dedicati alla ristorazione: luoghi pensati per favorire il dialogo e la ricerca, non la mera conservazione.
Oggi il Seminario si definisce non tanto come un museo, quanto come un laboratorio: un luogo dove le idee si rielaborano, si confrontano con i problemi odierni e si traducono in iniziative concrete a sostegno delle produzioni locali.
Perché conta oggi
Il centenario arriva in un momento in cui temi come sovranità alimentare, cambiamento climatico e sostenibilità delle filiere agricole sono al centro del dibattito pubblico. Ripensare l’eredità di Veronelli significa interrogarsi su come premiare pratiche agricole attente al paesaggio e al lavoro umano, e su come la critica possa ancora svolgere una funzione di tutela e orientamento.
La Guida Oro I Vini di Veronelli e le attività del Seminario offrono strumenti pratici per mantenere visibile questa eredità: non come un ricordo da esibire, ma come base per nuove pratiche professionali e civiche.
Per chi opera nel settore o per chi segue con interesse la cultura del cibo e del vino, il programma del 2026 è un’occasione per riprendere il dialogo attorno ai valori che hanno segnato il mestiere della critica e le scelte di produzione di qualità.












