Christian De Sica svela un film su Vittorio: Borghi nel ruolo, la nipote Bianca la sua gioia

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Christian De Sica, 75 anni, riconosce che il contesto culturale è cambiato: alcune battute del passato oggi non sarebbero più tollerate, dice in un’intervista a La Stampa. Questo spiega perché il suo ritorno sullo schermo, con un film atteso il 5 febbraio 2026, assume anche valore simbolico: non è solo intrattenimento, ma una riflessione sulla memoria e sull’eredità artistica.

Un attore che non vuole fermarsi

De Sica sottolinea di aver trascorso la vita a inseguire la risata, talvolta oltre i limiti dell’epoca, ma oggi ha un approccio più misurato. Pur ammettendo che alcune battute di un tempo non sarebbero più accettate, nega che questo possa essere motivo per ritirarsi: si dichiara ancora attratto dal palcoscenico e dal set, con l’energia di chi non intende appendere il mestiere al chiodo.

La conversazione con il quotidiano torinese mette in luce due linee parallele della sua vita: la carriera pubblica e il ruolo privato, quello di padre e ora di nonno.

La famiglia e il ruolo di nonno

Con la figlia Maria Rosa stabilita a Modena, De Sica celebra l’arrivo della nipotina Bianca, descritta come la gioia più grande degli ultimi anni. Racconta di voler recuperare affetto e presenza che il lavoro, in passato, gli aveva sottratto: con la nipote si concede libertà e complicità che non aveva con i figli quando erano piccoli.

Il tempo, aggiunge, ha portato meno incoscienza e più consapevolezza, ma non ha scalfito la sua voglia di creare e raccontare storie.

Un progetto personale: raccontare il padre

Al centro dei progetti di De Sica c’è un film molto personale dedicato a Vittorio De Sica e al set del 1943 che contribuì a salvare decine di ebrei reclutati come comparse. L’idea, nata oltre vent’anni fa, punta a ricostruire una pagina controversa e rilevante della storia italiana: non soltanto la vita privata del regista, ma le scelte morali fatte in un periodo di violenza e paura.

Inizialmente pensato con lo stesso Christian nel ruolo del padre, il progetto ha virato verso una ricerca di interpreti più giovani per rispettare l’anagrafe dei protagonisti dell’epoca. De Sica ha già incontrato alcuni candidati e sta valutando il cast.

  • Alessandro Borghi – incontro preliminare e invio della sceneggiatura; profilo fisico e intensità drammatica considerate interessanti.
  • Claudio Santamaria – nome valutato per la capacità di incarnare ruoli complessi e interiori.
  • Francesco Scianna – opzione che punta su una presenza meno somigliante, più interpretativa.

De Sica precisa che non cerca una copia del padre: il protagonista dovrà essere una lettura nuova, distante dall’iconografia consolidata.

Il film sul set del ’43 — indicato da De Sica come Porta del cielo — non è solo un racconto familiare: rappresenta un tassello di memoria pubblica, potenzialmente utile per comprendere dinamiche artistiche e morali in anni di regime.

Perché tutto questo conta oggi

Le dichiarazioni di De Sica arrivano in un momento in cui l’opinione pubblica ripensa i confini della comicità e la responsabilità degli artisti. Il suo caso mette insieme più questioni: la necessità di contestualizzare opere e battute del passato, il ruolo della cultura nel conservare memoria storica, e la difficoltà di traslare esperienze personali in narrazioni cinematografiche senza banalizzarle.

Per il pubblico, le implicazioni sono concrete: il film in uscita il 5 febbraio 2026 sarà un banco di prova sull’equilibrio tra intrattenimento e riflessione storica, e la nuova pellicola dedicata a Vittorio potrebbe riaprire il dibattito sulla responsabilità degli artisti sotto pressione politica.

De Sica, infine, rimane pragmatico: nonostante gli anni, dichiara di sentirsi ancora energico e motivato. Il prossimo passo per i lettori interessati è guardare come questi progetti si concretizzeranno sullo schermo e quale ricezione avranno tra critica e pubblico.

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