Mostra sommario Nascondi sommario
Con il nuovo romanzo La sonnambula, Bianca Pitzorno riporta alla luce volti e consuetudini della Sardegna di fine Ottocento, trasformando un piccolo ritaglio di giornale in una storia che intreccia memoria pubblica e immaginazione. Il libro mette in scena questioni ancora vive oggi: chi custodisce il passato, come emergono le voci femminili e perché quegli archivi contano per comprendere il presente.
Il punto di partenza dell’opera è quasi casuale: un’inserzione scoperta in un quotidiano ottocentesco di Sassari. Pitzorno ha preso quel frammento, lo ha modificato per tutelare i nomi reali e ne ha fatto il seme di una trama popolata da personaggi che parlano con la lingua di quel tempo ma guardano anche all’oggi. Al centro c’è Ofelia Rossi, presentata come “renomata sonnambula”: non una camminatrice notturna, bensì una figura medianica che si guadagna da vivere attraverso racconti e visioni.
Tra archivi e aneddoti
Capolavoro accessibile al pubblico: cosa cambia per gli appassionati
Oscar 2026, Lisa Rinna in abito da 5 kg di capelli veri: scalpore sul red carpet
L’indagine narrativa si è approfondita grazie agli archivi: uno dei riferimenti più importanti è stato Enrico Costa, storico e curatore dell’Archivio di Stato di Sassari, che raccolse documenti e memorie cittadine. Dai registri emergono episodi che oggi suscitano sorrisi e perplessità: per esempio la regolamentazione dell’uso dei vasi da notte, che si potevano svuotare all’esterno a patto di avvertire gridando tre volte “vattene da sotto”. Un altro atto ufficiale narra di una balia processata per aver colpito con un vaso un funzionario — il caso arrivò fino al Re di Sardegna.
Costa non fu solo un archivista: promosse iniziative sociali concrete, tra cui le cucine popolari chiamate davvero “Cuore e Follia”, pensate per aiutare chi viveva in povertà. Questi riscontri storici hanno dato a Pitzorno materia e tono, ma la scrittrice non si limita al reportage: trasforma documenti in vicende umane, ricche di contraddizioni.
Donne, solidarietà e ruoli sociali
Nel salotto dove Ofelia riceve le clienti si dipanano i temi principali del romanzo: la condizione femminile, le aspettative sociali, le scelte di ciascuna. Le confessioni che emergono raccontano una società in cui la libertà corporea era limitata e il controllo sulla riproduzione mancava fino all’avvento della pillola e alle riforme del secondo Dopoguerra.
La narrazione mette in luce una costante: quando si tratta delle vicende femminili, le donne mostrano spesso compassione reciproca; gli uomini tendono a leggere gli eventi con occhi diversi, cercando vantaggi pratici o di potere. Pitzorno usa questi contrasti per mostrare come la memoria privata e quella pubblica possano divergere.
- Archivi: il romanzo sottolinea l’importanza della conservazione documentaria per ricostruire vite dimenticate.
- Empatia: Ofelia è meno una veggente e più una ascoltatrice capace di tradurre pensieri in parole.
- Memoria collettiva: storie come quella di Michela De Cesare rivelano ferite politiche e familiari ancora presenti nel racconto generazionale.
- Rilevanza contemporanea: il libro stimola riflessioni su diritti, violenza e ruolo delle donne nel tempo.
Tra i racconti che ispirano il romanzo c’è la vicenda di Michela De Cesare, figura controversa interpretata ora come eroina da chi rifiuta la narrazione unitaria dell’unificazione. Pitzorno rivela un legame personale: un antenato avrebbe individuato il nascondiglio di Michela, e la sua stessa famiglia avrebbe assistito agli eventi che seguirono. È un esempio di come la storia pubblica si intrecci alle memorie familiari.
La protagonista non è una semplice veggente: Pitzorno la descrive con uno stratagemma narrativo interessante. Le prime crisi di Ofelia sembrano attacchi epilettici; poi, davanti a un marito disposto a tutto per sfruttarla, lei sceglie di “recitare” la sonnambulìa per salvarsi. Questo comportamento la rende una figura di grande astuzia e, soprattutto, di empatia: sa ascoltare, capire e rispondere a chi le si apre.
Nel romanzo i personaggi maschili sono variegati: c’è chi incarna l’originalità scientifica — come il cosiddetto “Pietrificatore”, ispirato a invenzioni locali per la conservazione dei cervelli — e chi invece rinuncia a stabilità e lavoro per seguire un’idea o una donna, come Corrado che segue Ofelia al circo. Queste figure mostrano un mondo in trasformazione, dove le regole tradizionali iniziano a incrinarsi.
Lo sguardo dell’autrice sulla passione umana richiama antiche riflessioni: Pitzorno cita Catullo per ricordare che l’analisi dei sentimenti risale a molto prima della psicanalisi moderna. L’intreccio tra amore e contraddizione è una delle chiavi del romanzo.
Scrivendo, Pitzorno ammette di essersi divertita e di sentirsi debitrice nei confronti di chi preserva il passato: parenti, storici locali e archivisti che hanno reso possibile la ricostruzione. È un promemoria pratico: senza conservazione non ci sono storie da raccontare.
Perché leggere La sonnambula adesso
Il romanzo non è soltanto un tuffo nel passato: offre strumenti per comprendere come le nostre memorie collettive si formano e perché la voce delle donne continua a essere fondamentale nella costruzione della storia. In un periodo in cui il dibattito pubblico sul patrimonio culturale e la rappresentazione storica è vivo, questo libro rilancia la necessità di custodire documenti e testimonianze.
La lettura conviene a chi cerca un’Italia meno nota, fatta di dettagli quotidiani, conflitti sociali e personaggi che resistono allo scorrere del tempo. E ricorda, infine, che dietro ogni ritaglio d’archivio può nascondersi una vita capace di parlare al presente.












