ActionAid, nel suo ultimo resoconto da Gaza, avverte che l’intensificarsi delle operazioni israeliane sfida apertamente le norme internazionali e mette a rischio le tutele umanitarie fondamentali. Per l’organizzazione, la reazione globale è finora insufficiente e le conseguenze ricadono soprattutto sulle popolazioni civili e sulle strutture destinate all’assistenza.
Jamil Sawalmeh, direttore di ActionAid Palestina, descrive una situazione in cui attacchi diretti e danni alle organizzazioni di soccorso sono spesso accolti con dichiarazioni di condanna formale, ma senza misure concrete. Secondo Sawalmeh, questo approccio non ferma né le violenze né lo smantellamento delle infrastrutture essenziali per la sopravvivenza della popolazione.
Negli ultimi giorni l’ong segnala ripetute operazioni di demolizione contro sedi dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, la UNRWA, un fatto che, a loro avviso, mina gli sforzi internazionali rivolti ai profughi. L’attacco a uffici, scuole e magazzini umanitari – sottolinea ActionAid – compromette l’accesso a servizi di base e aumenta l’esposizione di intere comunità al rischio di fame e malattie.
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Perché la questione è rilevante oggi
La protezione delle organizzazioni umanitarie è un principio cardine del diritto di guerra; se tale protezione viene erosa senza risposta, spiegano gli esperti citati dall’ong, si crea un precedente che può indebolire la rete internazionale di assistenza ovunque. In termini pratici, significa meno aiuti, meno corridoi sicuri e maggiori sofferenze per i civili.
ActionAid chiede un cambio di passo. Non si tratta soltanto di parole: l’ong indica che esistono strumenti diplomatici e legali per esercitare pressione sui governi e per tutelare la popolazione. Secondo la sua analisi, la volontà politica è il fattore decisivo.
- Azioni diplomatiche: misure coordinate degli Stati membri per isolare politicamente attori responsabili di violazioni.
- Sanzioni mirate: provvedimenti economici contro individui e istituzioni direttamente coinvolte.
- Emendamenti alla cooperazione internazionale: condizionalità nell’assistenza militare e nella vendita di armamenti.
- Iniziative legali: ricorso a meccanismi internazionali per indagini e responsabilità penale.
- Protezione delle infrastrutture umanitarie: garanzie e monitoraggio indipendente per scuole, ospedali e magazzini.
Non tutte queste opzioni sono state elencate dall’ong nello stesso dettaglio, ma ActionAid e operatori umanitari affermano che sono percorribili e che la mancata applicazione incoraggia nuovi episodi di impunità. Il messaggio è chiaro: permettere lo smantellamento delle istituzioni che assistono i rifugiati equivale, sul lungo periodo, a erodere le garanzie per i diritti umani.
Per i residenti di Gaza e per le comunità palestinesi colpite, le ricadute sono immediate: minore accesso ai servizi, raccolta dati e coordinamento degli aiuti più difficili, e una sempre maggiore vulnerabilità di fronte a nuove ondate di violenza. In questo contesto, ActionAid sollecita una reazione più incisiva da parte delle istituzioni internazionali affinché il diritto internazionale e la protezione dei civili non restino solo buone intenzioni.












