Roma, 12 gennaio 2026 — Il nuovo film di Paul Thomas Anderson, liberamente ispirato al romanzo di Thomas Pynchon, è diventato il centro di un dibattito culturale e politico mentre incassa una lunga serie di riconoscimenti. La pellicola non è soltanto un candidato forte per gli Oscar: in un momento segnato da tensioni e proteste, la sua impronta antifascista la rende particolarmente rilevante.
Con una pioggia di premi nelle ultime settimane, Una battaglia dopo l’altra è al centro della corsa agli Academy Awards. La stampa internazionale le ha assegnato quattro Golden Globes e lo stesso film ha raccolto tre Critics’ Choice Awards; secondo l’aggregatore IMDb, ora conta centinaia di candidature e decine di vittorie a livello mondiale.
- Golden Globes: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior attrice non protagonista.
- Critics’ Choice: tre premi nella settimana precedente.
- Totale riconoscimenti: oltre 180 vittorie su circa 380 candidature (dati IMDb).
- Oscar: la cerimonia è prevista per il 15 marzo; il film è considerato tra i favoriti.
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La trasposizione cinematografica prende molti spunti dall’opera di Pynchon ma ne cambia tempi e scenari: il romanzo partiva dagli anni Ottanta, il film sposta la vicenda verso la fine del primo decennio del nuovo millennio. Al centro c’è un gruppo di militanti chiamato French 75, che in una sequenza clamorosa libera migranti da un centro di detenzione presidiato dalle forze armate.
Tra i protagonisti emergono figure forti e contraddittorie. Teyana Taylor interpreta Perfidia Beverly Hills, leader carismatica e instabile il cui gesto più memorabile — incinta e armata durante una scena che già circola molto — è diventato simbolo della polarizzazione intorno al film. A prendersi cura della neonata che Perfidia partorisce è invece il compagno del personaggio, interpretato da Leonardo DiCaprio: un ex attivista e uomo segnato dalla violenza politica.
Il ruolo dell’antagonista è nelle mani di Sean Penn, che veste i panni del colonnello Steven J. Lockjaw, figura autoritaria e sadomasochista con aspirazioni in ambienti estremisti. La distanza temporale tra il colpo dei French 75 e gli eventi successivi crea un ponte diretto con il presente, mostrando come vecchie ferite possano riaccendersi a livello collettivo.
Critici e commentatori hanno sottolineato l’impronta politica del film. Testate autorevoli hanno definito l’opera un manifesto antifascista, apprezzando il coraggio di mettere in scena la complessità della violenza politica senza rinunciare a una posizione netta contro i rigurgiti autoritari. Al tempo stesso, esponenti della destra conservatrice hanno bollato il lungometraggio come una celebrazione del terrorismo, scatenando un acceso dibattito pubblico.
Il contesto esterno amplifica la posta in gioco. Uscito in un periodo di forti tensioni — citate come l’omicidio di Charlie Kirk e le proteste per la morte di Renee Good durante un arresto da parte dell’ICE — il film è al centro di accuse e applausi che riflettono l’attuale polarizzazione politica negli Stati Uniti e oltre.
Per il mondo del cinema la questione è pratica oltre che simbolica: alcuni temono che l’industria possa ridimensionare progetti politicamente scomodi per evitare contraccolpi, altri invece vedono nella possibile vittoria agli Oscar di Anderson un’importante dichiarazione culturale. La discussione riguarda non solo il valore artistico dell’opera, ma la capacità di Hollywood di sostenere film schierati in tempo di crisi democratica.
In breve, perché conta oggi:
- Messaggio politico: il film riaccende il confronto su autoritarismo e resistenza culturale.
- Impatto sull’industria: le reazioni potrebbero influenzare future scelte produttive a Hollywood.
- Sfera pubblica: le polemiche mostrano come arte e politica si intreccino nelle narrazioni contemporanee.
Che vinca o perda agli Oscar, Una battaglia dopo l’altra ha già avviato un dialogo che va oltre la sala cinematografica: mette in discussione limiti, responsabilità e paure di un’industria che è sempre più chiamata a pronunciarsi su temi pubblici. E, come suggerisce il titolo, la disputa sembra destinata a proseguire: non una resa dei conti finale, ma una serie di scontri che si succedono nel tempo.












