Il Tribunale di Milano ha disposto un risarcimento provvisionale a carico di Maurizio Belpietro per una copertina del 2022 che aveva definito gli operatori delle ONG in mare come «pirati». La decisione, pronunciata ieri, segna un punto di svolta sulla responsabilità editoriale e sulle tutele per chi soccorre persone in mare.
Il procedimento, avviato per diffamazione, riguarda la pubblicazione su Panorama di un titolo e di immagini ritenute lesive dall’accusa. Il giudice ha ritenuto sussistente il reato di omesso controllo ai sensi dell’articolo 57 del codice penale, contestato al direttore del settimanale e del quotidiano La Verità.
Nel dibattimento le organizzazioni coinvolte hanno chiesto di costituirsi parte civile: tra queste figurano Open Arms, Emergency, Sea-Watch, Sos Mediterranee, Mediterranea e la rete nazionale Aoi, oltre ad altri soggetti della cooperazione. Le ong avevano denunciato che titolo e immagine pubblicati non rispecchiavano il lavoro di soccorso svolto nel Mediterraneo e ne compromettevano la reputazione.
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Cosa è emerso durante il processo
Durante l’istruttoria dello scorso novembre i rappresentanti delle associazioni hanno ricostruito il funzionamento delle operazioni di salvataggio e le basi giuridiche che le regolano, ribadendo di non essere stati mai condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nelle sedi competenti.
Sono stati ascoltati anche lo stesso Belpietro, il redattore Fausto Biloslavo e l’Ammiraglio De Felice, chiamati a spiegare le scelte editoriali e il contesto in cui era stata confezionata la copertina.
- Decisione del tribunale: condanna per omesso controllo e riconoscimento del danno alle ONG.
- Risarcimenti provvisori:
- €10.000 ciascuna per Open Arms, Emergency, Sea‑Watch, Sos Mediterranee, Louise Michel e Mediterranea
- €7.000 per la rete Aoi
- Oggetto del contendere: titolo e immagine di copertina del 2022 con riferimento agli operatori umanitari.
Le ONG hanno spiegato di essersi rivolte alla giustizia dopo anni di what they described as sustained denigratory narratives: secondo le associazioni, i contenuti incriminati criminalizzavano l’attività di soccorso, che per loro è un obbligo sia morale sia previsto dalle norme internazionali e nazionali.
La pronuncia ha una valenza pratica oltre che simbolica: da un lato riafferma tutele per chi opera in mare, dall’altro richiama editori e direttori alla necessità di adeguati controlli sulle affermazioni pubblicate in prima pagina. Si tratta, per ora, di un risarcimento provvisionale — la causa di merito proseguirà e potrà definire definitivamente responsabilità e importi.
Per il pubblico e per i professionisti dell’informazione la sentenza contiene due messaggi chiave: la narrazione sulle operazioni di salvataggio può avere conseguenze legali e la verifica delle fonti resta un elemento centrale dell’attività redazionale.












