Il Gruppo Banca Etica ha destinato 40.000 euro a interventi umanitari a favore della popolazione palestinese, una scelta nata dalla mobilitazione interna di dipendenti e dirigenti e comunicata oggi dall’istituto. La decisione mette in rilievo un modello di responsabilità aziendale che combina attivismo civico e donazione diretta: per i clienti e i territori coinvolti, è una risposta concreta all’emergenza attuale.
La cifra raccolta non è frutto di un unico gesto ma di più scelte deliberate dall’interno dell’azienda. In primo luogo, il gruppo ha deciso di non trattenere gli importi corrispondenti alle ore non lavorate dei dipendenti che hanno partecipato agli scioperi per Gaza del 22 settembre e del 3 ottobre.
In aggiunta, la direzione ha rinunciato all’erogazione dei tradizionali regali di fine anno e ha raddoppiato il budget previsto per quei doni, trasformando così il consueto gesto aziendale in un contributo economico da destinare alle attività sul campo.
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Come sono stati selezionati i destinatari
La scelta dei beneficiari è stata fatta dal Comitato dei soci-lavoratori del Gruppo, che ha individuato quattro realtà tra socie e clienti dell’istituto, attive in prima linea nei territori palestinesi. Si tratta di organizzazioni con operatività e competenze diverse, selezionate per la loro presenza diretta sul campo.
- Medici Senza Frontiere (MSF) – assistenza sanitaria e interventi medici d’emergenza;
- Global Movement For Justice – rete internazionale di attivismo per i diritti e la giustizia;
- Un Ponte Per – progetti di cooperazione e sostegno alle popolazioni colpite;
- Freedom Flotilla Italia – iniziative di solidarietà marittima e azioni civili in aree di conflitto.
Secondo la direzione, la mobilitazione interna ha indotto l’istituto a non trattenere l’equivalente delle retribuzioni perse dai lavoratori durante gli scioperi, preferendo riversare quegli importi in progetti umanitari scelti dalla comunità aziendale. Questo approccio è stato descritto come coerente con i principi di Finanza Etica, che privilegia la cooperazione piuttosto che investimenti collegati ai settori bellici.
Per clienti, risparmiatori e osservatori del settore, l’operazione rappresenta un esempio pratico di come le scelte interne di un’azienda possano tradursi in impatto sociale immediato. Allo stesso tempo, la trasparenza nella selezione dei destinatari — gestita dal Comitato dei soci-lavoratori — punta a ridurre dubbi su conflitti di interesse o destinazioni improprie dei fondi.
Sul piano comunicativo, l’iniziativa ribadisce il profilo identitario dell’istituto: un soggetto che mette al centro la voce dei lavoratori e indirizza risorse verso la tutela dei diritti umani. Resta da vedere se altre realtà del settore seguiranno percorsi analoghi, trasformando le politiche aziendali in strumenti diretti di solidarietà.
La donazione è stata formalizzata nei giorni scorsi; il Gruppo ha annunciato che seguirà il progressivo monitoraggio dei progetti sostenuti e che fornirà aggiornamenti sullo stato degli interventi e sull’impiego delle risorse.












