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La morte tra le persone che vivono in strada non è un fenomeno circoscritto ai mesi freddi: accade tutto l’anno e con numeri che continuano a preoccupare operatori e amministrazioni locali. I nuovi rilevamenti nazionali mostrano un aumento dei decessi e la Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora ha annunciato la pubblicazione dei dati completi del 2025 entro fine anno o nelle prime settimane del 2026.
Dati recenti e perché contano subito
I numeri finora disponibili riferiti al 2024 fotografano una realtà drammatica e con implicazioni concrete per salute pubblica, servizi sociali e sicurezza urbana. Non si tratta solo di emergenza invernale: vivere per lungo tempo all’aperto mette sotto stress il corpo e aumenta l’esposizione a rischi acuti.
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Le cifre principali segnalate dalla Federazione e dalle organizzazioni sul campo:
- 434 decessi nel 2024 tra le persone identificate come senza dimora, un aumento rispetto all’anno precedente.
- Età media al decesso: 44,9 anni, molto inferiore all’aspettativa di vita media nazionale.
- Giovani (17–29 anni): circa il 18% dei casi, pari a 76 persone; prevalenza maschile (89%) e presenza significativa di cittadini stranieri (92%).
- Quasi la metà dei decessi (47%) è attribuibile a eventi traumatici o accidentali, comprese aggressioni, incidenti e suicidi.
- Distribuzione regionale: Lombardia (78 decessi, 18%), Lazio (50, 12%), Veneto (48, 11%), Campania (44, 10%), Emilia-Romagna (39, 9%).
Chi muore e dove
La prevalenza di uomini giovani e stranieri tra le vittime segnala dinamiche specifiche: fragilità economica, difficoltà di accesso a servizi di cura e protezione, isolamento sociale. L’età media così bassa rimanda a una perdita di anni di vita molto superiore rispetto ad altri gruppi della popolazione.
Le regioni con più decessi concentrano anche i maggiori flussi urbani e periferici: la presenza di persone in condizioni di estrema marginalità nelle grandi città aumenta la probabilità di incidenti e violenze che finiscono per essere letali.
Interventi sul campo: cosa già succede
Le organizzazioni impegnate quotidianamente nel contatto diretto con le persone in strada sostengono che la prossimità è essenziale: andare dove le persone si trovano, offrire ascolto, primo soccorso, cibo e supporto per l’accesso ai servizi.
Tra i soggetti più attivi a livello nazionale e locale figurano la Caritas, la Croce Rossa Italiana e la Comunità di Sant’Egidio, affiancate da numerose realtà territoriali come Fondazione Progetto Arca, Ronda della Carità, Avvocato di Strada e varie Unità di Strada.
- Servizi offerti: pasti caldi, distribuzione di indumenti e coperte, assistenza sanitaria di base, mediazione per l’accesso a strutture di accoglienza.
- Modalità operative: coordinamento con i Comuni, mappatura delle presenze in strada, interventi di outreach serale e notturno.
I dati del 2024 e l’attesa per il report 2025 mettono in luce la necessità di politiche che non si limitino alla risposta emergenziale ma rafforzino percorsi di inclusione, accesso alle cure e tutela della sicurezza.
Per chi opera nei servizi sociali, per i decisori locali e per i cittadini la questione è immediata: ridurre i rischi legati alla vita in strada richiede investimento continuativo, coordinamento tra enti e un presidio costante nei luoghi più vulnerabili.












