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Béla Tarr, regista ungherese tra i più influenti del cinema d’autore europeo, si è spento martedì all’età di 70 anni, dopo una lunga malattia. La sua scomparsa interrompe la voce più riconoscibile del cosiddetto “slow cinema” e riapre il dibattito sull’eredità lasciata nei festival e nelle scuole di cinema.
Nato a Pécs e cresciuto a Budapest, Tarr aveva costruito una carriera che lo ha reso celebre ben oltre i confini nazionali: opere dalla lunga durata, inquadrature prolungate e un bianco e nero severo che hanno definito uno stile immediatamente riconoscibile. Tra i suoi sodalizi più duraturi c’è quello con lo scrittore e connazionale László Krasznahorkai, premio Nobel 2025, le cui opere Tarr ha spesso trasposto in pellicola.
La collaborazione con Krasznahorkai ha dato alla luce film che hanno segnato un’epoca, tra i quali spicca Sátántangó (1994), ancora oggi citato come riferimento per chi studia i limiti della narrazione cinematografica. Prima di allora, Tarr aveva già portato al Festival di Berlino un’opera del 1988, nota in Italia come Perdizione.
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Il ritiro e l’ultimo grande film
Nel 2011 Tarr presentò a Berlino Il cavallo di Torino, lavoro che gli valse l’Orso d’argento della critica. Dopo quella pellicola annunciò ufficialmente il ritiro dalle scene: una decisione che, di fatto, ha congelato la sua filmografia per oltre un decennio.
Intervistato nel 2019 dal settimanale ungherese HVG, il regista commentò con una frase lapidaria il suo ritiro: «Ho fatto tutto ciò che volevo». Quelle parole, allora, suonarono come una chiusura consapevole di un percorso creativo intensissimo.
Perché questa notizia conta
La morte di Tarr non è solo la perdita di un autore: significa la fine di una prospettiva estetica che ha influenzato registi, critici e programmatori. Le sue opere spesso trasformano il tempo in materia cinematografica, e la loro assenza dal presente creativo lascia uno spazio che difficilmente sarà riempito in modo analogo.
- Sátántangó (1994) — considerato il suo capolavoro per la durata e la struttura ciclica;
- Perdizione (presentato a Berlino nel 1988) — uno dei primi titoli che lo imposero sulla scena internazionale;
- Il cavallo di Torino (2011) — ultimo film, premiato a Berlino e seguito dal ritiro definitivo.
È probabile che l’annuncio della sua morte porti a nuove retrospettive nei festival europei e a un rinnovato interesse accademico sulla sua estetica. Archivisti e distributori potrebbero riproporre restauri e versioni restaurate, aumentando la disponibilità delle sue opere alle nuove generazioni.
Dal punto di vista culturale, la scomparsa di Tarr richiama l’attenzione anche sul ruolo del cinema ungherese contemporaneo e sulla figura di Krasznahorkai, la cui collaborazione con il regista ha mescolato letteratura e cinema in modo profondo.
Al momento non sono state rese note informazioni ufficiali sui funerali o su eventuali commemorazioni pubbliche. Nei prossimi giorni è atteso il commento di istituzioni cinematografiche e festival che in passato hanno celebrato il suo lavoro.












