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Un libro pubblicato da Mondadori ricostruisce il percorso imprenditoriale di Corrado Di Marco, autore di una trasformazione che ha portato un’antica tecnica di panificazione sul palcoscenico internazionale. La storia, attuale per i numeri raggiunti nel 2024 e per l’attenzione alla sostenibilità, spiega perché oggi la sua creazione non è più soltanto un prodotto locale ma un fenomeno globale.
La vicenda comincia con un’eredità familiare e una serie di esperimenti domestici che si sono protratti per anni: Di Marco ha preso una traccia lasciata dal padre e l’ha trasformata in un progetto produttivo. La sua ricerca non è stata improvvisazione ma lavoro metodico, con oltre duemila prove di fermentazione che hanno segnato la nascita di una preparazione con caratteristiche proprie, diversa dalla classica pizza.
Da laboratorio artigiano a rete internazionale
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La ricetta si distingue per la forma ovale, un impasto che mescola farine di frumento, riso e soia e l’uso di pasta madre: elementi che, combinati con tempi di maturazione lunghi, hanno dato vita a un prodotto dalla consistenza più leggera. Anche il nome richiama una gestualità tradizionale — il verbo dialettale che indica lo schiacciamento dell’impasto a fine giornata — e sottolinea il legame con pratiche antiche reinterpretate in chiave moderna.
Oggi l’azienda fondata da Di Marco è arrivata alla terza generazione e opera in oltre 70 Paesi: nel 2024 la produzione ha superato i 32 milioni di basi. Nonostante la crescita, l’impegno per la sperimentazione resta centrale: ricerca e sviluppo continuano ad occupare gran parte del lavoro quotidiano e il fondatore passa ancora molte ore in laboratorio.
Scelte concrete di sostenibilità
L’evoluzione dell’impresa non è stata solo finanziaria. La famiglia ha mantenuto una gestione diretta e ha introdotto misure che puntano a ridurre l’impatto ambientale: forni elettrici a minor consumo, imballaggi in materiali riciclati e collaborazioni con realtà solidali per limitare lo spreco alimentare. La dimensione sociale dell’impresa è enfatizzata anche da partnership come quella con il Banco Alimentare.
- Oltre 70 Paesi: rete di distribuzione internazionale.
- 32+ milioni di basi prodotte nel 2024.
- Più di 2.000 test di fermentazione alla base della ricetta.
- Adozione di forni elettrici a basso impatto e packaging riciclato.
- Coinvolgimento della terza generazione e collaborazione con il Banco Alimentare.
Nel libro, intitolato “L’Invenzione della Pinsa Romana” e pubblicato da Mondadori, trovano spazio anche ricette ideate da chef che utilizzano la base come piattaforma creativa: segno che l’intuizione originaria ha assunto nuove dimensioni, toccando tanto il mercato consumer quanto le cucine professionali.
La narrazione evita toni trionfalistici: si tratta più di una sequenza di tentativi, aggiustamenti e caparbietà, che di un successo immediato. La vicenda di Di Marco è, in questo senso, un esempio pratico di come una tradizione possa essere rimessa in forma per reggere le esigenze contemporanee.
Per il consumatore e per chi osserva il settore alimentare oggi, la storia offre due indicazioni chiare: la valorizzazione della conoscenza artigiana è compatibile con la scala industriale e l’innovazione sostenibile può diventare leva competitiva senza rinunciare alle radici. In altre parole, non è solo il prodotto a cambiare il mercato, ma il modo in cui viene progettato e distribuito.












