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Dopo il trionfo casalingo di Roma 2024 l’atletica italiana si presenta a metà ciclo con una domanda centrale: può ripetere il dominio europeo a Birmingham 2026? Il contesto sarà diverso, tra atleti in ripresa, giovani emergenti e scelte tecniche che decideranno il peso dell’Italia nel medagliere.
Velocità maschile: tra incertezze e ritorni attesi
È il settore che genera più interrogativi. Le staffette, cuore del successo azzurro a Roma, vivono dell’andamento individuale dei singoli: se i big non garantiscono continuità sarà difficile difendere i risultati.
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Al centro del dibattito c’è la situazione di Marcell Jacobs, la cui attività agonistica recente non offre certezze sul lungo termine. Anche Filippo Tortu non ha trovato ancora piena continuità dopo le stagioni opache.
La speranza arriva dai rientri e dai recuperi: nomi come Chituru Ali, Matteo Melluzzo, Lorenzo Patta e il possibile rilancio di Fausto Desalu saranno determinanti per la solidità delle 4×100. Tra i giovani, Diego Nappi rappresenta una carta interessante ma ancora da validare sul palcoscenico senior.
Chi osservare: mezzofondo, maratona e mezze distanze
Fino ai 1500 metri l’Italia può ancora contare su interpreti competitivi: su tutti Pietro Arese, profilo da finale e potenzialmente da podio. Oltre i 1500 la situazione è più fragile e la maratona dipenderà molto dalle scelte individuali, in particolare dalla decisione di Iliass Aouani di concentrarsi stabilmente sulla distanza.
- 1500 m — Arese: presenza credibile in finale.
- Maratona — Aouani: possibile valore aggiunto se confermerà la distanza.
Salti e lanci: punti di forza concreti
Nei salti l’Italia arriva con nomi di peso e potenziali medagliati. Nel triplo occhi puntati su Andy Díaz, capace di risultati di alto livello se risolve i problemi fisici che lo hanno limitato. Al suo fianco Andrea Dallavalle mantiene una solidità internazionale.
Nel lungo Mattia Furlani rappresenta una certezza del gruppo azzurro; nell’alto il ritorno a buoni livelli di Gianmarco Tamberi rimane il grande punto interrogativo: se recupererà forma e continuità potrà essere ancora uomo da medaglia. Tra i lanci, il peso è una garanzia con Leonardo Fabbri e Zane Weir entrambi candidati a restare sul podio continentale.
| Evento | Atleti chiave | Probabilità medaglia |
|---|---|---|
| 4×100 maschile | Ali, Patta, Melluzzo, Desalu | Moderata (dipende dai rientri) |
| Triplo | Andy Díaz, Andrea Dallavalle | Alta se Díaz è in forma |
| Peso | Leonardo Fabbri, Zane Weir | Alta |
| 100 m femminile | Zaynab Dosso, Elisa Valensin | Moderata |
Settore femminile: più compatto e affidabile
Rispetto agli uomini, il comparto femminile offre maggiore profondità e certezze. A Roma le donne hanno fornito risultati concreti e molte protagoniste possono ripetersi nel 2026.
In velocità il nome su cui si punta è Kelly Doualla, talento formidabile ma molto giovane (appena 16 anni a Birmingham): plausibile un inserimento graduale in staffetta più che un ruolo da finalista individuale. Le attese per i 100 metri ricadono su Zaynab Dosso, già medagliata a Roma, mentre Elisa Valensin continua a crescere.
Nel mezzofondo la regia italiana può contare su Nadia Battocletti, favorita naturale sulle distanze lunghe, e su giovani in progressione come Eloisa Coiro ed Elena Bellò. Nei 1500, il nome citato dagli osservatori è Zenoni, con ambizioni di raggiungere una finale di livello.
I salti femminili presentano atlete di grande interesse: Larissa Iapichino cerca il riscatto dopo un mondiale al di sotto delle aspettative, Erika Saraceni sta salendo nei ranghi del triplo, mentre nel settore dell’asta Roberta Bruni ed Elisa Molinarolo puntano alla consacrazione.
Tra i lanci la carta più solida è Sara Fantini, già competitiva per il podio europeo. Negli ostacoli il gruppo dei 400 siepi femminili offre profondità e concrete chance di piazzamento, mentre tra gli uomini spicca la figura di Lorenzo Simonelli come prospetto interessante.
Cosa cambia rispetto a Roma e perché conta adesso
La distanza di due anni rende questo periodo cruciale per la programmazione: infortuni, scelte di specializzazione (maratona vs pista), e l’emergere di giovani determinano la fisionomia della squadra che andrà a Birmingham. Per il pubblico e gli appassionati è una fase che stabilisce le gerarchie continentali e anticipa le ambizioni verso Parigi 2028.
- Recuperi e continuità atletica decideranno le quote di medaglie.
- I giovani possono cambiare gli equilibri soprattutto nelle staffette e nei salti.
- Le scelte individuali sulla distanza (es. maratona) influenzeranno il rendimento nelle prove su pista.
In sintesi: il potenziale azzurro resta alto, ma la transizione tra veterani e nuove leve sarà il fattore che determinerà se l’Italia riuscirà a confermarsi al vertice europeo anche a Birmingham 2026.












