Lasciata per sempre nella dimenticanza, la desolata Abbazia di San Pietro de Cripta Nova o in Cuppis (dal latino che indica “tra le colline”) a pochi chilometri dall’agglomerato urbano, immersa tra ulivi e paesaggi naturalistici.
E’ il frammento più antico del paese, infatti è dal 1058 che si hanno sue notizie in un documento di Papa Stefano IX, il quale prese sotto sua protezione sia l’abbazia di Calena in Peschici e sia la cosidetta “cella benedettina di S. Pietro di Ischitella”.

Inoltrandosi attorno alle sue mura, si nota bene come l’edificio presenta una struttura indirizzabile all’epoca romana. Sono rimaste soltanto delle mura perimetrali a cielo aperto, mura sgretolanti da crepe, mura svuotate da ornamenti religiosi, mura che hanno l’aspetto soltanto di una vecchia casa di campagna.

La struttura benedettina è a navata unica, con annessa un’altra e ampia abside, disposizione caratteristica negli edifici sacri di rito greco. Vi è inoltre una particolare iconastasi a separare lo spazio sacerdotale dal resto dell’aula. Di tal genere, l’arredo è raffrontabile presso l’antico pozzo dell’Abbazia di Tremiti.

Giace un ipotetico altare tra erbacce alte e impraticabili, mentre sulla strada che affianca la pieve vi è un cartellone turistico. Da notare l’ingresso, con arco a tutto sesto e un occhio circolare e più sopra i miseri resti di un piccolo campanile. Stessa tipologia di arco è riscontrabile sulla parete di sinistra sul quale è scolpito lo stemma della famiglia Gentile (conti di Lesina, antichi feudatari di Ischitella).

L’antica abbazia di San Pietro in Cuppis è stata segnalata come “luogo del cuore”, un luogo da conservare ed esser ammirato in futuro.

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41.90209725556767, 15.884679702659582

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