Sul sagrato c'è un singolare cipresso da immemorabile tempo è rinsecchito con serpeggianti rami di color corvino e ancora robusti. Decenni fa si è tentato di tagliarlo facendo piazza pulita, ma è talmente resistente e durevole il suo legno che le seghe e le asce sono divenute impraticabili.
Tutta questa inesauribile potenza deriverebbe dalla mano di chi lo ha piantato, cioè San Francesco D'Assisi. Prestando ascolto alla leggenda antichissima tramandata a voce, il Santo durante la sua escursione verso la Grotta di San Michele Arcangelo depose il suo bastone che per miracolo si tramutò in un albero.
Da quel giorno gli ischitellani offrirono molta devozione verso il divino albero, ma il demonio per punizione verso il santo e la popolazione fece abbattere un'enorme tempesta, lasciandolo crollare miseramente al terreno.
Al ritorno San Francesco vedendo il suo albero abbattuto s'ideò un altro miracolo, rovesciando l'albero e ripiantandolo così capovolto in maniera che poté continuare a germogliare attraverso il terreno senza esser visto dallo sguardo roso d'invidia del diavolo.
Mentre la leggenda del bastone del santo che germogliò immediatamente dopo averlo posato è d'età quasi millenaria, la seconda parte della leggenda (dove si parla del ritorno del Santo) è nata invece dopo il 1777, perché si hanno notizie che in quell'anno l'albero era prosperoso di foglie e di salute.
Oltre a ciò, anche attraverso gli scritti di Pietro Giannone (nella sua autobiografia) si trovano informazioni in riguardo al suo fiorente rigoglio.
E' da tener nota come gli ischitellani hanno una mirabolante fantasia nel dare origine a racconti tradizionali.
Ai giorni d'oggi, tralasciando la leggenda, la sua immane perennità e indistruttibilità si attribuiscono ad un raro processo di fossilizzazione che in Italia ha come esemplari meno di una decina.
E non cessa mai di richiamare interesse e devozione perché il suo tronco sprigiona continuamente una fragranza di resina che si espande intorno circondandolo da un'aura di mistero. Per evitare un'eventuale caduta durante burrasche di vento, il tronco superiore è stato legato a dei catenacci.